Bisogna rifiutarsi di guardare in faccia la realtà

Di Guy Parmelin, consigliere nazionale, Bursins (VD), 25.07.2011.

La libera circolazione delle persone e l’immigrazione ad essa legata sono una delle ragioni della buona salute e della crescita economica del nostro paese. Quest’affermazione è regolarmente utilizzata per tagliare corto a qualsiasi rimessa in questione, anche parziale, di quello che è diventato un dogma da non trasgredire sotto alcun pretesto. Ma è il ruolo della politica quello d’identificare i problemi, d’individuare al meglio le loro implicazioni e di proporre delle misure per rimediare alle carenze, agli effetti perversi e ad altre disfunzioni constatate. Ed è, né più né meno, ciò che fa l’UDC con la sua iniziativa. Se di primo acchito un lato della medaglia di questa situazione mostra una buona crescita economica e le sue felici conseguenze finanziarie, l’altro lato presenta un aspetto ben più inquietante. Le ripercussioni in termini di costi e di necessità d’infrastrutture, energia, pianificazione del territorio, e alloggi sono enormi e pongono molteplici problemi alla collettività.

Accresciuto bisogno di terreni, infrastrutture = amplificazione esponenziale dei problemi e dei costi

Questa immigrazione sfrenata si traduce con un aumento considerevole del consumo di superfici e spazi abitabili; Nei soli ultimi quattro anni, la popolazione residente è cresciuta di 330'000 persone, il che rappresenta il numero di abitanti delle città di Ginevra e Losanna assieme!! Le conseguenze sono molteplici e gravi; la Svizzera, con la sua particolare topografia, offre solo il 7% di superficie abitabile. Essa è già fortemente popolata, nel confronto internazionale. La pressione si accentua quindi sui terreni coltivabili disponibili, ciò che va inevitabilmente a ripercuotersi sul tasso di auto-approvvigionamento alimentare già estremamente basso. Si fa pure fortemente sentire sul mercato immobiliare, sia che si parli di affitti o di prezzi dei terreni; nel bacino lemanico, i prezzi degli appartamenti in PPP sono raddoppiati in 10 anni e, se non cambia qualcosa, questa tendenza andrà aggravandosi. Le famiglie originarie di queste regioni (Zurigo, Arco lemanico, Svizzera centrale) sono costrette a spostarsi in regioni più lontane dai centri economici, visti i prezzi eccessivi degli affitti e alla rarefazione dell’offerta. Ne risulta, quale effetto collaterale, un aumento del traffico dei pendolari che, a sua volta, causa tutta una serie di fastidi e costrizioni. Nonostante un miglioramento costante delle infrastrutture di trasporto, una rete ferroviaria fra le più dense del mondo e una rete stradale fortemente ramificata, la saturazione c’è e i costi dei frequenti imbottigliamenti provocano delle perdite economiche di diversi miliardi di franchi l’anno. Da qui al 2030, secondo le stime della Confederazione, il traffico delle persone dovrebbe aumentare ancora del 20% sulla strada e del 45% per la ferrovia, e le cifre sono ancora più elevate per il traffico delle merci con rispettivamente + 35% per la strada e + 85% per la ferrovia!! Di conseguenza, Berna prevede degli investimenti e dei costi di manutenzione per circa 170 miliardi di franchi nelle infrastrutture di trasporto stradali e ferroviarie, pena la congestione generalizzata, che sarebbe catastrofica per il nostro paese e per la sua economia. Ma il finanziamento è ben lungi dall’essere garantito, nonostante dei progetti di tassazione che potrebbero rincarare i carburanti fino a 3 franchi il litro e degli aumenti delle tariffe di trasporto del 27%.

L’impossibile equazione energetica del Consiglio federale e della maggioranza del Consiglio nazionale

Infine, questa pressione migratoria ha pure delle conseguenze sulla fattura energetica della Svizzera. Tutte le misure economiche prese finora non hanno potuto impedire al consumo finale d’energia del nostro paese di aumentare. Orbene, ¾ del nostro fabbisogno energetico sono d’origine fossile e questa dipendenza nei confronti dell’estero deve assolutamente essere ridotta per ragioni strategiche. Ma la compensazione dovrebbe farsi per mezzo di un altro agente energetico, ossia l’elettricità. Ma i recenti avvenimenti in Giappone e l’abbandono del nucleare che ne risulterà senza dei progetti veramente affidabili per la sua sostituzione, ostacolano parecchio questa opzione. Infatti, tutte le misure d’efficienza energetica e l’estensione di nuove energie rinnovabili non arriveranno assolutamente a invertire questa nefasta tendenza. In questo settore del consumo energetico, anche la pressione dell’immigrazione avrà delle conseguenze economiche e finanziarie che oggi sono largamente sottostimate e che si ripercuoteranno dolorosamente sui prezzi pagati dai consumatori abitanti in questo paese. Questo accumulo di svantaggi rischia di avere delle conseguenze catastrofiche sia per la nostra economia, sia per il potere d’acquisto degli abitanti del nostro paese.

Le constatazioni qui sopra dimostrano bene come un’immigrazione controllata sarà essenziale in futuro, se si vuole evitare più tardi una fattura insostenibile per il nostro paese e per i suoi abitanti.

- Fa stato la versione orale del discorso -