Problemi causati dall'immigrazione di massa

Il punto di vista di un imprenditore.

Di Thomas Matter, imprenditore, Meilen (ZH), 25.07.2011.

Il fatto è incontestabile: l’economia svizzera ha bisogno di manodopera straniera. Senza di essa, la Svizzera non avrebbe raggiunto la sua posizione attuale. Ed è per questa ragione che essa ha sempre accolto generosamente, ma in maniera controllata, i lavoratori stranieri. L’economia e l’agricoltura potevano reclutare personale in funzione delle loro necessità e, contrariamente a oggi, nel mondo intero. Nel quadro di un processo perfettamente collaudato, la Confederazione e i cantoni fissavano dei tetti all’immigrazione tenendo conto dei bisogni dell’economia. Le imprese ricevevano di regola facilmente l’autorizzazione all’ingaggio di personale straniero. E se la Confederazione, temendo un surriscaldamento economico, frenava leggermente i permessi di soggiorno – come fu per esempio il caso negli anni settanta e novanta – gli ambienti economici hanno dovuto riconoscere, a posteriori, la giustezza di questi interventi che hanno permesso di evitare licenziamenti. Questa politica era alla fin fine utile all’insieme dell’industria svizzera.

Nessun paese applica la totale libera circolazione delle persone

Di principio, una libera circolazione delle persone a livello mondiale non spiacerebbe a noi liberali. Ciascuno potrebbe vivere e lavorare dove gli piacerebbe e dove trovasse un lavoro. Ma questo sistema potrebbe funzionare soltanto se tutti i paesi del mondo avessero le stesse condizioni di prosperità, libertà, economia di mercato e sicurezza sociale. Fintanto che sussisteranno delle differenze tanto enormi quali quelle che si constatano oggi, una libera circolazione delle persone senza limiti è impensabile. Nessun paese al modo pratica oggi una totale libera circolazione delle persone. Paesi dalle politiche economiche particolarmente liberali quali gli Stati uniti, il Canada, l’Australia, il Giappone o la Nuova Zelanda, hanno addirittura messo in atto un controllo particolarmente severo dell’immigrazione.

Il primo accordo di libera circolazione delle persone con i quindici “vecchi” Stati UE comprendeva dei paesi dalle prestazioni economiche comparabili. Da allora, l’UE si è sviluppata come una “massa illimitata” accogliendo anche gli Stati dell’Europa dell’est. L’adesione dei paesi balcanici e della Turchia figurano già nell’agenda di Bruxelles. Contrariamente alle promesse fatte dalla Berna federale, i cittadini svizzeri non hanno nemmeno il diritto di votare separatamente su questi progetti.

Va da sé che la libera circolazione delle persone ha dei vantaggi per le imprese svizzere che possono così scegliere i loro collaboratori fra 500 milioni di cittadini UE. Sarebbe tuttavia ora di ricordarsi che ogni azienda assume anche una responsabilità nei confronti del suo paese e della sua popolazione. È importante che i lavoratori stranieri lascino di nuovo il paese quando hanno perso il loro impiego. Non è accettabile che li si abbandoni semplicemente al sistema sociale. Anche in periodi di forte congiuntura economica, il tasso disoccupazione rimane al 3% e sicuramente arriverà presto al 5%. L’esultanza a proposito di un presunto risanamento dell’AVS grazie all’immigrazione è perlomeno prematura. Perché anche gli stranieri raggiugeranno l’età di pensionamento, e le loro rendite dovranno essere finanziate da sempre più immigranti.

La Svizzera non ha mai auspicato la libera circolazione delle persone

Bisogna ricordarlo ancora una volta e con la chiarezza necessaria: la libera circolazione delle persone non è mai stata auspicata dalla Svizzera, né d’altronde dalla sua economia. Essa è stata pretesa dall’Unione europea. Esistono infatti molte buone ragioni per i cittadini UE di trasferirsi in Svizzera: salari, stabilità monetaria, salute pubblica, formazione, prestazioni sociali, sicurezza e qualità di vita, altrettanti settori nei quali la Svizzera supera di gran lunga quasi tutti gli altri paesi. Inoltre, il presunto “miracolo dell’impiego” non si produce nei settori creanti dei plus-valori economici, bensì essenzialmente nel settore pubblico, ossia la salute, il sociale e la formazione. Ed è proprio nella mia qualità d’imprenditore che considero in maniera critica questo aspetto della libera circolazione delle persone.

Limitare l’immigrazione grazie all’iniziativa dell’UDC

Che fare? Le condizioni di lavoro sono così attrattive in Svizzera che troveremo sempre della manodopera straniera disposta a vivere e lavorare nel nostro paese. Dobbiamo perciò riprendere il controllo dell’immigrazione, gestirla e limitarla. L’iniziativa UDC “contro l’immigrazione di massa” vuole ridare alla Svizzera i mezzi per controllare l’immigrazione fissando ogni anno dei tetti massimi per il numero di permessi di soggiorno. Bisogna pure che questo principio non possa essere aggirato. Perciò. Il testo dell’iniziativa esige che tutte le categorie di stranieri siano comprese nelle misure di limitazione, quindi, per esempio, anche i frontalieri.

Noi vogliamo pure iscrivere nella Costituzione che l’immigrazione deve innanzitutto servire gli interessi globali della Svizzera. Le Svizzere e gli Svizzeri devono avere la priorità sul mercato del lavoro. I salariati stranieri in possesso di un’offerta di lavoro o gli indipendenti stranieri devono poter dimostrare di avere una base economica solida. Possono immigrare soltanto persone aventi una fonte di reddito sufficiente e autonoma. Un grande vantaggio di questa regolamentazione è di non più discriminare i non-Europei. È infatti perfettamente possibile che uno specialista americano risponda meglio ai bisogni di un’impresa che non un est-Europeo che oggi ha la priorità. Gli imprenditori disporranno così di un maggiore margine di manovra per assumere, nell’interesse di tutta l’economia nazionale, i professionisti più qualificati del mondo intero. Se popolo e cantoni accetteranno questo progetto, il comitato d’iniziativa s’impegnerà a livello legislativo affinché la manodopera richiesta riceva rapidamente e in maniera non burocratica i permessi di soggiorno necessari, ma anche affinché questi stessi immigranti siano costretti poi a lasciare rapidamente il paese in caso di perdita del lavoro.

- Fa stato il discorso orale -